Cari tutti,

la mia permanenza ha già superato la metà.

A volte mi fermo a pensare al tempo che passa così velocemente e a me, che vorrei averne un po’ di più. Ma sono felice e grata di questi cinque mesi che mi sono stati concessi e sto cercando di fare del mio meglio, per la mia crescita personale, formativa e professionale, per dare il mio contributo, in ciò che posso, alla comunità locale, per migliorare le modalità e creare relazioni di cui, credo, abbiamo bisogno come associazione.

La prima metà di gennaio è quindi andata avanti nella normale routine, altalenando tra Boys Home, seminario, ufficio e Evening School. A rendere il tutto più festoso e colorato c’è stato il Pongal, una festa tipica del Tamil Nadu, in particolare degli agricoltori, in cui si ringrazia Dio per il raccolto, gli animali e il nuovo anno. È una festa molto bella in cui si indossano i vestiti tradizionali, si gioca alla pignatta e si prepara il ‘pongal’, un dolce preparato all’aperto, legna e fuoco, in un recipiente di terracotta. Ho avuto il piacere di partecipare a tre diverse celebrazioni: la prima in un villaggio in cui i padri sono stati invitati a celebrare la messa, la seconda in seminario, la terza sempre in casa, ma con i bambini dell’Evening School.

Il 21 gennaio sono partita con p. Ronald (superiore della comunità dell’Andhra Pradesh) e il gruppo MLG. Prima di andare a Vatluru abbiamo fatto tappa a Veilankanni, il santuario della Madonna della Salute. Oltre ad essere un posto davvero meraviglioso e grande, vicino al mare, conta, oltre alla basilica, altre tre cappelle nei luoghi di apparizione della Madonna e la Via Crucis che va dalla basilica al primo luogo di apparizione e che i pellegrini percorrono in ginocchio. La messa è celebrata a tutte le ore nelle diverse lingue indiane e in inglese, i pellegrini sono tantissimi.

Dopo questa avventurosa tappa, che ci ha fatto cambiare quattro pullman, e dopo altri due treni, siamo arrivati sani e salvi a Vatluru dove i ragazzi mi hanno accolto festosi come sempre. Sono rimasta a Vatluru per due settimane: ho incontrato vecchi amici, conosciuto i nuovi padri e i nuovi ragazzi. Ci siamo divertiti, ma il tempo è ovviamente passato più veloce che mai. Le emozioni sono state molto forti: rivedere quelli che ho conosciuto come bambini e che ora sono i ragazzi più grandi della casa, che guidano ed aiutano i più piccoli, riabbracciare i vecchietti che pur nella loro età si ricordano bene di me, chiacchierare con le ragazze come se il tempo non fosse passato mai.. A questa gente ho lasciato il mio cuore cinque anni fa, poterci tornare ancora una volta è stato un dono davvero prezioso

 

Il 6 febbraio sono partita per Chennai, dove sono rimasta per 5 giorni, per controllare il lavoro nella Scuola Speciale e l’Evening School.

I ragazzi più grandi della scuola sono dei gran simpaticoni e, come tutti i nostri cari buoni figli, sanno voler bene senza filtri. Quotidianamente si impegnano nella produzione di bracciali, collane, orecchini e cavigliere, ne stanno preparando alcuni per arricchire i nostri banchetti, da esporre assieme alle colorate stoffe africane. I lavori sono davvero belli e i ragazzi sono molto soddisfatti di ciò che fanno.

L’Evening School va avanti benissimo, bambini e ragazzi sono una settantina e hanno una voglia di imparare immensa. La maggior parte di loro sono musulmani e induisti, ma questo non tocca affatto i rapporti che hanno tra di loro o con i padri. Le insegnanti sono quattro, divise per tre fasce di età. I più piccoli, dalla materna alla terza elementare circa, poi quelli dalla quarta alla terza media, e infine i più grandi fino a 17 anni.

Sabato 11 febbraio, ho avuto l’occasione di andare a trovare le nostre suore che da qualche mese hanno iniziato anche loro un progetto di Evening School: è un servizio davvero necessario in qualunque quartiere, i bambini rispondono numerosi e con la voglia di studiare e imparare di più. Sono rimasta davvero stupita dal fatto che non volevano lasciarmi andare, dopo due ore a spiegare inglese. Quando ho detto che l’indomani sarei partita per Cuddalore mi hanno chiesto “perché a Cuddalore cinque mesi e da noi un giorno solo?”, mi sarebbe davvero piaciuto poter restare di più, ma questa volta è andata così.

Tornata “alla base”, qui al seminario di Cuddalore, ho ripreso al 100% le attività. In ufficio, oltre al normale lavoro di preparazione, stampa e spedizione di Anbin Suvadugal (la nostra rivista mensile), abbiamo stampato e venduto 1000 copie di un libro di riflessioni per la via Crucis con annesso un piccolo libricino liturgico per la Settimana Santa.

Vi lascio con le parole del nostro Papa Francesco, dal messaggio per questa quaresima:

“Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non lo è nel cuore di Dio! Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare.”

Vi mando un abbraccio forte.

Olga Iossa